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Resum |
Alessandra Ferraresi (Università di Pavia)
Lo sviluppo dell’ingegneria elettrica nel ‘sistema politecnico’ torinese (1880-1914).
(abstract)
La relazione dà preliminarmente alcuni cenni di inquadramento sul sistema di istruzione tecnica superiore nell’Italia post-unitaria; si concentra poi sul "sistema politecnico" di Torino, costituito dall’interazione di tre istituzioni: l’Università (dove, dalla metà del secolo XVIII esisteva un corso per la formazione di architetti civili e ingegneri idraulici), la Scuola di applicazione per gli ingegneri, istituita nel 1859, il Museo industriale italiano fondato nel 1862 per promuovere l’innovazione e lo sviluppo industriale del paese e dotato di corsi di ingegneria industriale dal 1866. Nel 1906 tale "sistema" si trasformò, con la fusione tra la Scuola di applicazione e il Museo industriale, nel Politecnico, al quale venne affidato l’intero corso di ingegneria, compresi gli insegnamenti di matematica e di scienze di base in precedenza monopolio dell’Università.
Torino fu la sede più frequentata d’Italia: vi si formò tra il 1860 e il 1914 il 35% degli ingegneri italiani che si potevano laureare in ingegneria civile e, dal 1879, in ingegneria industriale. Dagli anni Novanta aumentarono progressivamente i laureati in ingegneria industriale che alla fine del decennio superarono gli ingegneri civili.
Solo nel 1906 la laurea ‘generalista’ in ingegneria industriale si scisse in due specializzazioni: ingegneria meccanica e ingegneria chimica, mentre nel 1913 venne riconosciuto, nell’ambito di ingegneria meccanica, un curriculum specifico di elettrotecnica.
Nonostante questo lungo iter istituzionale, che rispecchiava la scarsa flessibilità del sistema di istruzione superiore italiano e la preferenza per un ingegnere "enciclopedico" piuttosto che specialista, l’elettricità ebbe un ruolo di primo piano nella crescita dell’ ‘offerta formativa’ a Torino, per una serie di fattori concomitanti. In primo luogo vi era un contesto favorevole a livello nazionale allo sviluppo delle ‘applicazioni elettriche’, in modo particolare a Torino, dove la necessità di trovare una soluzione al problema energetico – prerequisito essenziale per promuovere lo sviluppo industriale della città – aveva sollecitato un precoce interesse verso l’elettricità come forza motrice. In secondo luogo il docente che prese l’iniziativa nel 1886 di istituire un corso teorico-pratico di elettrotecnica di perfezionamento per ingegneri già laureati fu Galileo Ferraris, tecnologo di punta oltre che scienziato eminente, il quale in quegli anni stava lavorando sulla teoria del trasformatore e sulla scoperta del campo magnetico rotante.
Il corso di elettrotecnica iniziato da Ferraris (e da lui tenuto sino al 1897) venne riconosciuto nel 1888 dal Ministero di agricoltura, industria e commercio come "Scuola con laboratorio di elettrotecnica" ed esso venne progressivamente aperto anche agli studenti di ingegneria industriale, oltre che ai laureati in discipline scientifiche e agli ufficiali delle armi ‘dotte’ e della Marina.
La Scuola di elettrotecnica (che nel 1898 prese il nome di Scuola superiore di elettrotecnica) assolse nel tempo numerose funzioni: fu centro di formazione per gli studenti e di specializzazione per ingegneri neolaureati; fu centro di aggiornamento per ingegneri già inseriti, anche da parecchi anni, nel mondo del lavoro; fu – specialmente sotto la direzione di Galileo Ferraris e attraverso il lavoro dei suoi allievi Ricardo Arnò, Luigi Lombardi e Alessandro Artom - centro di ricerca tecnico-scientifica; fu centro di istituzionalizzazione di nuovi insegnamenti (telegrafia e telefonia, costruzioni elettromeccaniche, impianti elettrici) che, iniziati come corsi liberi, entrarono poi stabilmente nel curricolo di ingegneria elettrica; fu sede di una laboratorio di taratura e prova e collaudi per la pubblica amministrazione e per l’industria nazionale.
Tutte queste funzioni non si svolsero comunque armoniosamente, ma si sovrapposero e, specialmente, nel primo decennio del secolo il sovraccarico didattico e il lavoro di routine, oltre che la perdita degli elementi migliori del gruppo di ricerca che si era raccolto intorno a Ferraris, misero in secondo piano l’attività di ricerca e i rapporti di collaborazione con l’industria.
Nel 1914 la Scuola così come era stata concepita da Ferraris aveva perso gran parte della sua funzione, come testimonia il drammatico calo degli iscritti, mentre cominciavano ad avviarsi progetti per costituire laboratori di ricerca slegati dall’attività didattica.
E’ indubbio però che una larga parte degli ingegneri impegnati nell’industria elettrica ed elettrotecnica italiana si iscrisse alla Scuola di Torino (anche se molti non si diplomarono); restarono però frequenti anche altri percorsi formativi, specialmente con all’estero, mentre per molti ingegneri la formazione avvenne direttamente ‘sul campo’, nel quotidiano lavoro nell’industria.